Siamo nel mezzo di una trasformazione silenziosa, simile ad una virata della barca di Pietro che sta cambiando rotta per non affondare. In questo scritto, che nasce da una passione mai sopita per la questione teologica e da un amore profondo per la Chiesa , vi invito a un "volo" verso orizzonti più ampi, liberi da etichette e censure.
Una doverosa premessa
La passione per la questione teologica mi porta a voli e sguardi. Voglio rassicurare il lettore che i miei piedi sono ben dentro la Chiesa cattolica che amo, che servo come riesco, che custodisco come posso. Ma il mio sguardo si allarga anche verso orizzonti più ampi che purtroppo sento spesso avviliti da atteggiamenti censori che non danno lustro alla scientificità di una ricerca libera quanto sincera.
Sempre che abbia ragione di esistere, io non mi ritengo catalogabile in una schiera di pensatori post-teisti; detesto le etichette sia date che ricevute; le etichette sono sempre l’espressione di una ristrettezza mentale che vuole ridurre l’altro a un oggetto manipolabile. Mi sento un uomo libero e sincero: libero di pensare e sincero nel comunicare quanto comprendo come illuminante e forse profetico. Ecco che da queste convinzioni e dalle ultime acquisizioni (di cui in bibliografia) nasce questo scritto che non ha nessuna pretesa di esaustività, ma vuole essere l’occasione per descrivere il panorama che vedo e che sento come ben fondato e promettente.
Dio è morto.
La fine del teismo e la nascita di un Cristianesimo 2.0
L’Occidente sta attraversando una trasformazione silenziosa ma profonda, paragonabile a un cambio di rotta di un immenso transatlantico teologico che, pur affondando nelle sue forme tradizionali, spinge milioni di persone a imbarcarsi in una nuova avventura creativa e religiosa. Questo fenomeno, definito post-teismo, non rappresenta la fine della religiosità umana, bensì il superamento di un modello specifico di rappresentazione della realtà che ha dominato gli ultimi seimila anni: il teismo. Sia chiaro però, che definire in post-teismo con assoluta precisione non è possibile, perché questo è un fenomeno in atto e in evoluzione. Ci troviamo quindi anche a dover criticare qui coloro che sotto questa etichetta o racchiudono ciò che a loro non piace perché svelle pesanti portoni che fanno sentire al sicuro, oppure bizzarre interpretazioni di metafisiche improvvisate e banali che poi finiscono a dar manforte ai detrattori.
Il post-teismo va visto come un fenomeno in atto che non può essere governato con un atto di forza o di ragione, con dogmi o con convegni unilaterali. Si può non essere d’accordo perché fa tremare impostazioni consolidate, ma c’è e avanza e progredisce.
Una prospettiva storica: il Dio nuovo arrivato
Per comprendere il post-teismo, è necessario collocare il concetto di Dio [Theos] nella corretta scala temporale della nostra specie. Gli ominidi abitano questo pianeta da circa sei milioni di anni, ma l'idea di un Dio personale e separato è presente da soli 6.000 anni, mentre le religioni organizzate risalgono a non più di 4.500 anni fa. Possiamo affermare senza dover troppo approssimare che per oltre il 97% del suo sviluppo evolutivo, l'Homo sapiens ha vissuto senza il concetto di un "Signore del secondo piano".
Nelle epoche precedenti al teismo, soprattutto nel Paleolitico, l'umanità viveva in quello che i ricercatori chiamano uovo cosmico, una visione olistica in cui non esisteva separazione tra sacro e profano: tutta la realtà era sacra e la natura era percepita come un grembo materno accogliente. Questa religiosità è rinvenibile in tante regioni del mondo ancora oggi: America Latina, India, Sud Est asiatico… religiosità come attitudine integrale di tutti verso il Tutto senza una struttura gerarchica istituzionale, senza un'adesione a dogmi o entità esterne, eppure assai durevole e pervasiva.
La nascita del paradigma teistico: la separazione Cielo-Terra
Il passaggio cruciale avvenne alla fine del Calcolitico, in concomitanza con la rivoluzione agraria e le invasioni delle popolazioni Kurgan. In questo periodo si consolida quello che alcune fonti chiamano il prototipo del paradigma dei due piani. La realtà venne scissa in un piano superiore (soprannaturale): la dimora di un'entità suprema, Theos, caratterizzata come mascolina, spirituale, invisibile, onnipotente e dotata di intelligenza suprema; e un piano inferiore (naturale/materiale): il mondo fisico, improvvisamente declassato a profano, materiale, cadùco e spesso visto come fonte di peccato o tentazione, decaduto, da rifuggire per evolvere.
Questo modello ha generato una visione triangolare della realtà: Dio sopra, uomo sotto e natura intorno all’uomo. In questa visione l'essere umano, pur appartenendo alla terra, si auto-attribuisce un'anima spirituale per sentirsi potenziale cittadino del cielo, separandosi così dalla natura e diventandone padrone o custode o vittima. Questo dualismo ha portato a conseguenze drammatiche, tra cui una visione anti-ecologica della civiltà sempre più tecnica e tecnocratica che combatte contro la natura vista come avversa e primordiale, ma anche come sottomissione del femminile, associato alla materia e alla terra.
La crisi del teismo nella modernità
Il teismo ha funzionato per millenni come una proiezione utile per la sopravvivenza biologica e culturale, fornendo spiegazioni, senso e morale in un'epoca di ignoranza scientifica. Tuttavia, oggi ci troviamo in una nuova età assiale. La rivoluzione scientifica e lo spirito della modernità hanno reso questa scatola cognitiva inabitabile per l'uomo contemporaneo.
Dobbiamo comprendere quello che le scienze moderne ci descrivono delle capacità cognitive dell’uomo: il cervello umano non cerca la verità assoluta, ma la sopravvivenza; pertanto, le nostre elaborazioni religiose esplodono come modulazioni che costruiamo della realtà per comprenderla e conviverci. Oggi, però, la scienza ci dice anche che non siamo stati messi nel mondo da fuori o dall'alto, ma siamo emersi da dentro e dal basso, come parte di un unico continuo della vita che evolve e genera. In questa generatività brilla la fantasia e la novità come espressioni che portano a sentire una sorta di coscienza cosmica non personificata in un Dio demiurgo, ma manifestazione dell’energia dell’Essere in quanto tale. In questo contesto, il Dio "tappabuchi" o l'interventore miracoloso che gioca a nascondino o a dadi col cosmo non risulta più plausibile; la mente razionale e non più simbolica lo rifiuta con buone se non ottime ragioni.
Definire il Post-teismo: non è a-teismo, ma non-teismo
È fondamentale distinguere il post-teismo dall'ateismo materialista del XIX secolo. Il post-teismo (o non-teismo) non nega affatto il Mistero, la sacralità o la divinità della realtà, anzi lo sente come fondamento ontologico! Mentre Theos è il modello antropomorfo di un Dio-entità separato e sovrano, prodotto culturale ormai obsoleto, la divinità è la qualità ineffabile, il Mistero e l'ultimità che permeano tutto ciò che esiste, spesso giustamente identificati come il senso di tutto e di ciascuno nel tutto. Il post-teismo più evoluto ha già abbandonato l’idea panteistica della realtà che conteneva comunque una radice teista camuffata, ma sposa il panenteismo: tutto è nell’ente, ma la totalità degli enti è meno del tutto.
Così il post-teismo riconosce che le nostre parole su Dio sono strumenti ermeneutici, ma non descrizioni ontologiche e di conseguenza sussistenti, in una nuova concezione.
Un post-teista può anche non credere in un Signore lassù nei cieli, ma è profondamente religioso, adoperando il termine Dio non come nome proprio di un'entità altra, ma come simbolo dell'ultimità della realtà. Si tratta di passare da una fede intesa come sottomissione a dogmi depositatisi l’uno sull’altro nei millenni, a una scommessa esistenziale sul senso profondo dell'esistere. Coloro che vi aderiscono lo fanno per scelta, ma anche chi non vi aderisce per scelta si ritrova dentro questa visione perché ormai è cosa in essere nella società tutta e sta pervasivamente penetrando in tutte le culture. Questa dilatazione non ha in sé connotati distruttivi, aggressivi, battaglieri, ma coagulanti e persino rasserenanti. Molti, infatti, si ritrovano assai più rappresentati nel loro bisogno di una spiritualità profonda e radicale, che non dover supinamente aderire ad una istituzione complessa e patriarcale sentita spesso come irragionevole e superata, arroccata sulle sue stesse convinzioni, escludente e colpevolizzante, incapace di autocritica severa e spesso moralmente contraddittoria e non credibile.
Verso un "Cristianesimo 2.0" e una nuova forma di preghiera
Il post-teismo non richiede l'abbandono del cristianesimo, anzi, una sua trasformazione radicale che assomma molti pregi di ragionevolezza e di sentimenti cioè di sentire profondo. Molti oggi sono posteisti anonimi: cioè persone che non si riconoscono più nei dogmi classici, ma conservano una sete di spiritualità profonda mischiata ad una stima più o meno espressa nel sentire vitale del Cristo. La Chiesa cattolica istituzionale non può o non vuole subire questa trasformazione: appare piuttosto ostaggio dei propri simboli culturalmente obsoleti, e spessissimo contraria alla scienza e alla realtà da essa descritta. A questo si aggiunge il nascere di paladini del retrò che si ergono a combattenti feroci della contemporaneità, del sincretismo anche migliore che si possa pensare, della scienza con le sue acquisizioni. Costoro divengono presto preda di potentati economici e politici che hanno bisogno di sfruttare questi animi reazionari per meglio controllare le masse con regole, leggi, dogmi sociali, doverismi morali e punizioni o esclusioni dal vivere sociale. Il paradosso è che lo strumento religioso diventa sempre più cappio al collo per controllare le masse.
In questo nuovo scenario, il Cristianesimo 2.0 rinuncia all'architettura dei due piani e alla tricotomia (Dio-uomo-cosmo), alla gerarchia istituzionale, alla postura patriarcale del dogma, alla possibilità di una Verità scissa dalla storia. Anche la preghiera cambia volto: non è più una richiesta rivolta a un amico invisibile o a un potente sovrano per ottenere favori, ma un atto squisitamente umano di silenzio, ascolto e contatto con le profondità di sé, del Mistero, dell’Essere. Pregare significa fermarsi per entrare consapevolmente in se stessi e toccare il Mistero della vita e della morte, che scorre in ciascuno e nel Tutto, cercando un significato beato senza bisogno di un interlocutore esterno personificato in un consacrato di mestiere, mentre sente molto più prossima la figura del maestro, del guru, dell’anziano saggio e maturo perché più avanti nel cammino.
Conclusione: un possibile/necessario salto evolutivo
Il post-teismo è un invito a superare l'infanzia mitologica dell'umanità, ma non va percepito come la fine del mondo, ma solo come la fine di un mondo; la fine di un modo di rappresentarlo che è durato cinque millenni. Questo processo, che piaccia o no, è inevitabile! Ecco perché le chiese o si mettono in cammino per una nuova ricomprensione del dato spirituale e religioso proprio dell’essere umano, o resteranno fuori dalla cultura. Oppure costruiranno un mondo a parte che si rinchiude in un isolamento dittatoriale e forzatamente virtuoso, ma destinato all’estinzione.
La Chiesa cattolica può però tentare di mollare gli ormeggi e mettersi a navigare in questa nuova interpretazione forte delle sue capacità dialettiche e scientifiche. Può perché proprio partendo dal suo punto teologicamente più forte che è l’incarnazione, ha l’occasione di portare questa impostazione alle sue massime aspirazioni. Questo certamente è da vivere come un Venerdì Santo teologico, per approdare ad una risurrezione che ottenga rivitalizzazione di se stessa, nella concezione del Cristo totale, del mondo-tutto chiudendo definitivamente la pagina del dualismo e della tricotomia.
Può sembrare una ipotesi vertiginosa, ma proprio come tale, può far aprire le ali e spiccare il volo teologico in un cielo molto più vasto e luminoso.
Superare il modello del Theos permette di recuperare la divinità profonda della Terra e del Cosmo come sommo luogo dell’incarnazione totale, riportando il sacro all'interno della realtà unica in cui viviamo, ricucendo anche la questione scientifica ed ecologica alla questione antropologica, come già tentò egregiamente di fare il numero 80 della enciclica Laudato sii di papa Francesco. In definitiva, il post-teismo è un salto evolutivo della Chiesa cattolica stessa verso una coscienza più adulta, libera dalla paura e dalla sottomissione, capace di abbracciare il Mistero con onestà e coraggio nel tempo presente dando ragione allo Spirito che istruisce il cuore dell’uomo anche fuori dai bordi istituzionali che troppo spesso diventano baluardi dai quali combattere una battaglia persa; battaglia probabilmente persa perché non è proprio da combattere: non ci accada infatti di combattere contro lo Spirito.
#dsb2026
Qui sotto la bibliografia essenziale dalla quale nasce questa mia ultima riflessione. Tali testi liberamente scaricabili per gentile concessione degli autori, vanno corredati di tutto il complesso di testi e di interventi che stanno componendo il cielo di questa evoluzione teologica.
1) https://www.settimananews.it/teologia/dio-non-piu-cosi/
2) https://www.academia.edu/164511010/DIO_NON_%C3%88_COS%C3%8C_Sincero_verso_Theos_in_italiano_
4) https://www.academia.edu/41537591/VARIOS_60_autores_Cartas_a_Dios_desde_Am%C3%A9rica_Latina_2015
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Dio e' morto: Cristianesimo 2.0
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