"Minima immoralia": La Guerra del Chi Ha Ragione e La Sconfitta Collettiva della Carità

«Nella Chiesa cattolica è in atto una guerra sul "chi ha ragione" in tutti gli ambiti: liturgia, catechesi, carità. E così abbiamo tutti torto»

Questa amara constatazione non è la lamentela di un osservatore cinico, ma la diagnosi di un male che erode il corpo ecclesiale dall'interno: la presunzione di detenere la Verità in esclusiva, trasformando il Vangelo della Carità in un tribunale di accuse reciproche. In un'epoca che richiederebbe ponti di dialogo e un sincretismo costruttivo, ci ritroviamo invece barricati dietro trincee di ortodossia rigida o di progressismo caotico autarchico.

Il vero dramma non è la divergenza di opinioni – che è il sale della teologia che si evolve con la storia – ma la sua degenerazione in una "guerra santa" interna, dove la posta in gioco non è la salvezza del mondo, ma la supremazia ideologica di un gruppo sull'altro.


Le Tre Frontiere della "Minima Immoralia"[1]

La guerra si combatte su tre fronti principali, ognuno dei quali trasforma un bene in un campo di battaglia:

1. La Liturgia: L'Estetica Contro l'Essenza

Il rito, destinato a essere l'esperienza concreta della Presenza e centro di consapevolezza, si è ridotto a scontro sul come e sul quanto. Messa in latino o in italiano? Vetus o Novus Ordo? Canto gregoriano o chitarre? Sacerdote celebrante o assemblea che celebra? Il dibattito non verte più sul Kerygma che la liturgia manifesta, ma sull'adeguatezza formale, senza nemmeno comprendere che non esiste alcuna “liturgia privata” perché non esiste una liturgia senza una comunità pacificata che celebra: la pace col fratello che ha qualcosa contro di te, prima di portare l’offerta all’altare! La bellezza e l'armonia cosmica, che dovrebbero emergere dal rito, sono soffocate dal chiacchiericcio degli "inesperti" che valutano il grado di "correttezza" liturgica del celebrante o dell'assemblea. Persino nelle sacrestie apparentemente più pacifiche l’unico argomento dopo la Messa è quale chierichetto ha sbagliato cosa! Se il sacro si cristallizza nella forma, perdiamo di vista l'atto profetico e poetico che ci proietterebbe in un futuro creativo.

2. La Catechesi: La Formula Contro L'Esperienza

In questo campo, la battaglia è tra coloro che vogliono una dottrina immutabile, con estremisti che rivendicano le domande e le risposte di Pio X imparate a macchinetta, codificate e difensive, e chi pur cercando un linguaggio in dialogo con le scienze umane e l'esperienza contemporanea finisce in sperimentalismi banali con cruciverba da giornaletto. Si combatte per imporre formule pastorali anziché per suscitare l'esperienza concreta della consapevolezza come centro di identità del discepolo. La catechesi, che dovrebbe essere un invito al "venite e vedrete", si riduce a un indottrinamento desiderato che ovviamente poi è fallimentare, privando il messaggio cristiano della sua forza evolutiva e della sua capacità di elaborare posizioni sincretiche. Il risultato è la formazione di fedeli che non sanno ripetere le risposte, ma soprattutto non sanno nemmeno porre le domande; di giovani delusi che se ne vanno per privatizzarsi una idea propria spesso solipsistica che perde completamente quella necessità sociale di comunità di fronte al Mistero.
In questo il paradosso è assistere alla predicazione sterile di parroci accigliati contro “la demoniaca festa di Halloween” a una platea di anziani che sono andati a letto dopo le pastiglie e la minestrina. Se non fosse tristemente vero, sarebbe persino divertente!

3. La Carità: Il Voto di Condanna Contro l'Azione

È qui che la constatazione iniziale trova la sua massima e più dolorosa verità. La Carità, vertice della vita cristiana, diventa un pretesto per la divisione. Ci si attacca sulla "purezza" delle intenzioni o sulla provenienza delle iniziative con affermazioni oziose: “quelli non sono dei nostri”, “quegli altri ci hanno copiato”, “questi nessuno li ha autorizzati”. Oppure con domande sterili: la carità deve essere solo spirituale o anche sociale? Deve prima convertire o prima sfamare? E sfamare chi? Questi, prima degli altri? Questo scontro paralizza l'azione e trasforma l'impegno per un mondo di pace in un sospetto costante e inconcludente: «“la Chiesa non è una ONG” e “le ONG sono tutte fasulle!”»

Quando si spende più tempo a giudicare “come e perché” l'altro fa Carità che a farla realmente, si commette la "Minima Immoralia": il peccato più piccolo e rognoso, ma più diffuso: trasformare l'Amore in uno strumento di autoaffermazione.


Abbiamo Tutti Torto: La Chiamata all'Azione Teologica

La mia conclusione è lapidaria: "…così abbiamo tutti torto": sul ponte della barca di Pietro sventola bandiera bianca?

Abbiamo tutti torto perché abbiamo trasformato la fede in un possesso intellettuale anziché in un dono da condividere in carità. La Chiesa cattolica, per la sua stessa natura universale, non può permettersi il dramma del settarismo.

La via d'uscita da questa guerra non è trovare un "terzo polo" con una nuova ragione, ma abbracciare la logica pastorale che mi sembra intravvedere in papa Leone: rispondere con carità a ogni commento anche offensivo, ad ogni posizione anche ideologica considerando tutto come chiamata all'azione teologica. Ogni scontro, ogni critica, ogni rigidità è un'opportunità non per chiudersi in una pretesa ragione, ma per aprirsi ad un fecondo dibattito che tenga conto della complessità, lontano da ogni riduzionismo.

Il guaio del riduzionismo in atto nella Chiesa, che diventa settarismo rabbioso, è tradire un sistema complesso scomponendolo nelle sue parti più elementari e mettendole in contrapposizione. Nella Chiesa si fonda sull'idea che i fenomeni complessi – persino quelli teologali: fede speranza e carità – siano riducibili a principi più semplici e che un sistema complesso non sia altro che la somma delle sue parti.

Dovremmo aver capito che la vera Ortodossia non è la fedeltà a una formula del passato, ma la fedeltà profetica al Cristo presente nel presente, che chiede di abbattere i muri del "chi ha ragione" per svelare la Verità quale bellezza, armonia e, soprattutto, pace. Passare dalla presunzione della compagnia dei musicanti di Brema (un asino, un cane, un gatto e un gallo), alla sinfonia della Verità evocata da Hans Urs von Balthasar. Quella Gerusalemme celeste che scende dal Cielo quando gli uomini di fede la invocano e non quando pensano di averla conquistata scannando l’altro.


Una riflessione finale per il mio DinDonCafé

Il mio canale, così come il mio sito, hanno scelto di essere luoghi di riflessione aperti, lontani dal millenarismo apocalittico e dalla teologia del complotto. Questa posizione non è debolezza, ma la vera forza per superare la "Minima Immoralia": spostare l'attenzione dalla paura e dal controllo del passato, alla speranza e alla co-creazione del futuro.

 

#dsb2025



[1] Il riferimento è ovviamente la citazione di “Bandiera bianca”, canzone di Franco Battiato dall'album La voce del padrone del 1981, che parafrasando il celebre libro del filosofo e sociologo tedesco Theodor Adorno (esponente della Scuola di Francoforte), intitolato "Minima Moralia", nella canzone parla di “stupide galline che si azzuffano per niente".